Attenti Alla Libia

Il bottino da spartire in Libia è enorme:
le riserve petrolifere, le maggiori dell’Africa,
le riserve di gas naturale,
150 miliardi di euro appartenenti al tesoro libico depositato nelle banche estere
Poi c’è l’immensa falda nubiana di acqua fossile, acqua in grado di dissetare la totalità dei Paesi sahariani. In periodo di cambiamenti climatici anche più importante del petrolio e del gas.

La bandiera della dinastia wahabita dei Senussi è tornata a essere la bandiera della Libia. Anche la schiavitù è oggi nuovamente pratica corrente, come lo era prima del colpo di Stato di Muammar Gheddafi nel 1969.
La Libia, insieme ai sunniti wahabiti dell’Arabia Saudita dell’Emirato di Sharjah (vicino Dubai) sono tre Stati che tollerano questo crimine.

In Libia c’è chi combatte solo per le ricchezze (Russia e Francia) e chi per imporre un modello culturale (Turchia e Arabia Saudita).

In Libia combattono circa trecento milizie differenti.
I combattimenti più feroci avvengono nel deserto, tra Tuareg, Tabu e Zintan. Ma nessuno ne parla. Sono combattimenti che non toccano i terminali petroliferi e gli oleodotti e i gasdotti.

Poi ci sono i due schieramenti principali.
Da una parte gli estremisti dei Fratelli musulmani, autori di attentati ovunque in Medio Oriente e fautori della legge coranica e vicini all’Isis, appoggiati dal fratello musulmano Erdogan, il presidente turco,
dall’altra i salafiti, autori di gran parte degli attentati in Europa e nel mondo, anch’essi vicini all’Isis, ma soprattutto ad Al Qaida, appoggiati dal principe saudita Mohammed bin Salman.

In Libia è tornata la schiavitù.
In Libia ha prevalso il razzismo contro gli immigrati africani: con la falsa accusa (alimentata dai media occidentali) di essere «mercenari di Gheddafi», sono stati imprigionati dalle milizie islamiche perfino in gabbie di zoo, torturati e assassinati.
In Libia ha prevalso la pulizia etnica. Come quella operata dalle milizie islamiche di Misurata sostenute dalla Nato, che hanno hanno sterminato, torturato e violentato gli abitanti di Tawergha.
O come quella fatta dalle milizie di Haftar contro la tribù Tebu, nel sud del Paese, con l’aiuto della Francia, la cui aviazione ha bombardato i superstiti Tebu in fuga verso il Ciad.

Queste cose non ve le dicono i giornali e le Tv, perché darebbero un senso diverso alla guerra libica.

Al contrario di quanto viene spontaneo pensare, per ristabilire la pace non bisogna sostenere un campo perché abbia il sopravvento sull’altro, bensì fare in modo che i due campi si uniscano contro i nemici del Paese.

Al momento il governo di Tripoli (al Sarraj) è sostenuto da Onu, Turchia e Qatar.
quello di Bengasi (Haftar) da Egitto, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Francia e Russia.
Coerenti con la propria strategia, gli Stati Uniti sono l’unico Paese a sostenere entrambe le parti, anche perché si combattano tra loro per un tempo indefinito.

La Turchia utilizza gli jihadisti che non è più in grado di proteggere a Idlib, in Siria. Per questa ragione li sta trasferendo in Tripolitania per poi partire all’assalto di Bengasi.

I progressisti si trovano ora nell’Est della Libia (Haftar), i fanatici nell’Ovest (al Sarraj). Anche se i progressisti sono appoggiati dallo sceicco saudita Rabi al Madkhali, vicino al principe saudita Mohammed bin Salman, che vorrebbe istaurare un regime oscurantista in Libia che faccia da testa di ponte verso l’Europa.

Per ora solo le milizie siriane turcomanne e la Legione del Levante si sono messe in movimento: circa cinquemila combattenti.
Se la migrazione degli jihadisti prosegue attraverso la Tunisia (già in mano ai Fratelli Musulmani) potrebbe durare diversi anni.
E in Libia si ripresenterebbe in Libia la stessa situazione della Siria.

Poi c’è un altro fattore, molto importante di cui tener conto.

Installandosi a Tripoli, la Turchia controllerà anche il secondo flusso di migranti verso l’Unione Europea. Tutti noi europei già versiamo 3 miliardi di euro all’anno a Erdogan per non farci arrivare i profughi dalla Siria. Quanto ci chiederebbe ancora per fermare i migranti provenienti dalla Libia?

Vogliamo arrivare a questo? Oppure è il caso di agire e di mettere fine a quella mattanza, scacciare Al Qaida e Isis e abolire di nuovo la schiavitù?
Forse è il caso di inviare in Libia, al più presto, una imponente forza militare di interposizione che imponga il cessate il fuoco e poi disarmi tutte, ma proprio tutte, le milizie in campo, di al Sarraj, di Haftar o di chiunque altro.


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