Attenti alla plastica!

Nel corso dell’ultima manovra finanziaria c’è stata un’aspra discussione sull’introduzione o meno di una tassa che aveva lo scopo di combattere i cambiamenti climatici: la plastic tax.
«Distruggerebbe un intero comparto produttivo in Emilia Romagna», si è detto. «Il costo economico e sociale di una tassa del genere sarebbe distruttivo».
Di contro, non sono state aboliti gli incentivi alle aziende raffinano il petrolio e i prodotti suoi derivati.

Greenpeace ha scritto nel suo ultimo rapporto: «I danni che il cambiamento climatico sta producendo al pianeta si stimano in quattro milioni e mezzo di morti premature (4 e mezzo!) e 2.500 miliardi di euro».
Questo ogni anno.
«Equivalenti al 3,3% del Pil mondiale. Ovvero, 7 miliardi di euro al giorno. Sono le conseguenze dello smog che crea il Pianeta a causa dell’utilizzo di combustibili fossili come carbone, petrolio e gas».

E l’Italia?
Sempre dal rapporto di Greenpeace: «Quanto all’Italia, il prezzo che paga ogni anno è stimato in circa cinquantaseimila morti premature e 55 miliardi di euro».
56.000 morti.
153 al giorno.
6 ogni ora.
Uno ogni dieci minuti.

Quanto costerebbe all’Italia bloccare la produzione di plastica? Due, tre miliardi in sussidi per i lavoratori e per la riconversione delle industrie.
Quanto costerebbe all’Italia chiudere e riconvertire macchine di morte come l’Ilva, 10, 20 miliardi?
Sommando la chiusura e la riconversione di tutte le aziende che alimentano i cambiamenti climatici a quanto possiamo arrivare? 50 miliardi? 100 miliardi? Sono troppi? Dove li troviamo?

Ma insomma, noi ogni anno ne buttiamo nella spazzatura 55 di miliardi, proprio per non fare queste cose.
E sempre ogni anno mandiamo a morte 56.000 persone.

E se la mettessimo in questo modo? Lo Stato organizza una lotteria nella quale vengono estratte a sorte 56.000 persone destinate a morire? Pensate che la gente inizierebbe a preoccuparsi?
E se il governo nella prossima finanziaria decidesse di varare una manovra da -55 miliardi, togliendo soldi a scuola, sanità, sussidi all’occupazione e alle aziende in difficoltà. Pensate che la gente inizierebbe ad arrabbiarsi?

E allora, per quale assurdo motivo i media parlano in continuazione dell’immigrazione o di fatti di cronaca invece di dedicare lo stesso tempo al disastro che stiamo compiendo al nostro pianeta? Alle migliaia di omicidi che la nostra società compie ogni anno?
Perché nessuno si è indignato quando si sono levate proteste contro una tassa lievissima sulla plastica?
Perché ogni volta che c’è un disastro naturale nel nostro Paese si parla di tragica fatalità e nessuno si indigna?


The Indygraf

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