Coronavirus, chi sapeva e perché

La pandemia da Covid-19 poteva essere prevista?
Forse nei tempi esatti no. Ma nei modi certamente.
L’aveva prevista ben cinque anni fa Bill Gates.
L’aveva previsto l’Oms.
L’aveva previsto la Casa Bianca.
L’aveva previsto la Cia.
L’avevano previsto molti istituti di ricerca scientifica, come il Johns Hopkins Center for Health Security.
Bill Gates ha dichiarato nel 2018: «Il mondo deve prepararsi alle pandemie nello stesso modo serio in cui si prepara alla guerra».
Nel gennaio 2019, nell’annuale rapporto “Valutazione delle minacce in tutto il mondo” redatto dalla Cia, si poteva leggere: «Valutiamo che gli Stati Uniti e il mondo rimarranno vulnerabili alla prossima pandemia influenzale o al focolaio su larga scala di una malattia contagiosa che potrebbe portare a gravi tassi di morte e disabilità, a incidere gravemente sull’economia mondiale e mettere a dura prova le risorse internazionali».
Nel settembre 2019, una commissione di esperti creata dall’Organizzazione mondiale della sanità e dalla Banca mondiale ha pubblicato il report di 48 pagine intitolato: “Un mondo a rischio”.
Che cosa c’era scritto: «C’è una reale una minaccia di una pandemia di un agente patogeno respiratorio altamente letale. Le possibilità di una pandemia globale stanno aumentando. Il mondo non è preparato».
Il report sembra descrivere perfettamente la situazione della provincia dell’Hubei in Cina e dell’Italia, ma anche degli altri Paesi europei ora in corso.
Era stata prevista anche la crisi delle Borse. Si legge a pagina 30: «La Banca Mondiale stima che una pandemia influenzale globale costerebbe all’economia 4.000 miliardi di dollari, ovvero fino al 4,8% del Pil».
I segnali giusti erano stati lanciati, da fonti autorevoli.
Eppure, nessuno ha fatto nulla. Nessuno si è organizzato.
Lo ha sottolineato anche il direttore dell’unità di epidemiologia ambientale al Cnr, Fabrizio Bianchi: «Nonostante l’altissima probabilità di una nuova malattia infettiva e gli appelli dell’Oms degli ultimi anni, le nazioni e le organizzazioni internazionali si sono fatte trovare davanti al Covid-19 senza una preparazione adeguata».
Nessuno ha fatto nulla. Nessuno si è organizzato.
O meglio, quasi nessuno…
Bridgewater è il più grande gestori di fondi speculativi del pianeta. In altre parole, investe solo su titoli ad alto rischio. Che ovviamente, portano grandi perdite ma anche grandi guadagni.
Il principale azionista della Bridgewater è la Vanguard, la seconda più grande società del mondo, che insieme alle sue due consociate (BlackRock e State Street) gestisce un quarto delle ricchezze della Terra.
Nel 2007 Bridgewater aveva previsto in anticipo la crisi finanziaria che sarebbe arrivata di lì a poco. Previsione che le ha fatto guadagnare montagne di denaro, mentre tutti gli altri perdevano o fallivano.
Il 22 novembre 2019, l’autorevole quotidiano “Wall Street Journal” ha scritto che Bridgewater ha scommesso un miliardo di dollari su un calo generalizzato dei listini azionari mondiali a marzo.
Si è trattato della maggiore scommessa ribassista della storia.
In caso di previsione azzeccata, e quindi di crollo delle Borse europee e di Wall Street, la Bridgewater avrebbe incassato una cifra colossale. Una cifra che si sarebbe avvicinata ai cento miliardi di dollari.
Previsione che poi è stata confermata dalla realtà che stiamo vivendo in questo mese di marzo.
Che cosa ha spinto la Bridgewater a rischiare una tale cifra in un azzardo, che era stato salutato con ironia da gran parte dei giornalisti finanziari all’indomani della pubblicazione della notizia lo scorso novembre.
Dal gennaio all’agosto del 2019 il ministero della Sanità statunitense ha portato avanti una simulazione nota come “Crimson Contagion”.
Veniva simulata una pandemia da parte di un agente respiratorio per verificare la capacità di reazione dell’Amministrazione Trump, degli Stati federali e anche degli altri principali Paesi.
Risultato? Un disastro. Le conclusioni sono state che per gli Stati Uniti in particolare, ma anche per l’Europa, la pandemia avrebbe portato al caos politico, a una debacle sanitaria e umanitaria, a una crisi economica peggiore di quella del 2008.
Il rapporto finale aggiunge anche: «Lo scoppio di un evento del genere è previsto per l’inizio del prossimo anno, per poi deflagrare intorno a marzo».
Trump ha deciso di mettere in un cassetto il rapporto e di licenziare chi aveva condotto la simulazione.
Dell’esistenza di quel rapporto è giunta voce a un suo amico, che se n’è fatta consegnare dal presidente una copia. E ne ha fatto tesoro.
Ray Dalio è un amico e sostenitore di Trump. Ray Dalio non ha negato di aver avuto accesso al rapporto “Crimson Contagion”.
Ray Dalio è il fondatore, nonché presidente, della Bridgewater.
Come la caduta del Muro di Berlino o il crollo di Lehman Brothers, la pandemia di coronavirus è un evento che sta sconvolgendo il mondo, le cui conseguenze possiamo solo iniziare a immaginare oggi.
Il Covid-19 ha distrutto vite, sconvolto l’economia e mostrato l’incompetenza dei governi.
Quando sarà passato il Covid-19 il mondo sarà segnato da cambiamenti permanenti nella psicologia di tutti noi, nel nostro modo di interagire con gli altri, nel nostro modo di consumare, oltre che nel potere politico e in quello economico.
Il Covid-19 sta minando i principi di base della produzione globale. Appare evidente a tutti che le catene di produzione e di distribuzione sono troppo lunghe, troppo indifese verso eventi catastrofici del genere, che in futuro secondo gli esperti dovrebbero apparire sempre più spesso.
Oggi appare assurdo a molti il fatto che per produrre qualcosa si prendano le materie prime in Africa, si lavorino in Europa, si rilavorino in Asia e poi si assemblino negli Stati Uniti, magari per poi essere prese in distribuzione in Cina per poi essere di nuovo vendute da noi in Europa.
Una follia!
Le nuove tecnologie, sfruttando i robot, permetteranno di produrre sempre più tutto nello stesso luogo.
Come del resto il cambio forzato di mentalità, indotto dall’emergenza coronavirus, porterà sempre più persone a passare all’eCommerce.
Insomma, il mondo diventerà sempre più tecnologico, sempre più digitale.
Anche perché i virus (almeno quelli che infettano noi essere umani) non si insinuano nei bit dei computer, non passano attraverso le autostrade della rete web.
Come non si possono insinuare nelle transazioni finanziarie, essendo anch’essere costituite da bit e web.
Larry Fink, il fondatore e amministratore delegato di BlackRock ha dichiarato: «La vera libertà si manifesta attraverso il mercato, non attraverso le elezioni. Dare al popolo la possibilità di decidere vuol dire fare quasi sempre la scelta sbagliata. Grazie alla loro peculiarità di agire esclusivamente sulle autostrade digitali, i mercati finanziari non inquinano, i mercati finanziari non sono portatori di virus, i mercati finanziari non portano guerre».
Esattamente ciò che sta avvenendo, esattamente ciò che la bomba Covid-19 sta provocando.
Un mondo digitale i cui interruttori si trovano nella Silicon Valley (quindi negli Stati Uniti), a Wall Street (sempre negli Stati Uniti) o in Cina.
Un mondo da cui l’Europa rischia di essere completamente tagliata fuori.
E l’Italia che cosa ha fatto per prevenire tutto questo?
L’Unione Europea che cosa ha fatto per prevenire tutto questo?
L’Italia poteva sapere.
L’Unione Europea poteva sapere.
O non si sono informati. O hanno deciso di ignorare, come ha fatto Trump.
In entrambi i casi vanno condannati. Entrambi.
Forse si è ancora in tempo per poter arginare i danni.
Certamente si è in tempo per attrezzarsi per fronteggiare la prossima tempesta.
Verrà fatto?
Oppure si è già deciso di alzare bandiera bianca nei confronti della grande finanza e dei colossi del web? Di coloro che tignosamente cercano di fare ogni volta i compiuti a casa?


The Indygraf

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