Coronavirus, in Spagna disastro senza fine

La Spagna è il Paese più martoriato dal Covid-19 nel mondo.
In Spagna c’è stato il più alto tasso di decessi in rapporto alla popolazione.
Oltre 200.000 casi.
Più di 22.000 morti.
Per una nazione che ha ¾ della popolazione italiana.
Come se in Italia ci fossero a oggi, ufficialmente, centomila positivi in più e si fosse superata quota 30.000 vittime.
E tutto questo in due settimane di meno. Perché lì, in Spagna, l’epidemia è esplosa con due settimane di ritardo rispetto a noi.
Un disastro. Un’ecatombe. Una strage che ha diverse spiegazioni.
Prima fra tutte il sistema sanitario.
In seguito alla crisi monetaria del 2011, l’allora premier spagnolo Mariano Rajoy chiese di far ricorso al Mes, al Fondo salva Stati. 40 miliardi di euro.
In cambio, la Troika (ovvero, la Commissione europea, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale) pretese misure di austerità. Disse Rajoy: «Per liberare la Spagna dal peso del debito pubblico e rispettare l’impegno con l’Europa».
Però, furono aiutate le banche e ai cittadini spagnoli fu chiesto di pagare il conto.
La sanità fu uno dei settori più colpiti dalla mannaia neoliberista.
Nel 2013 Rajoy annunciò la vendita di sei ospedali di Madrid e di 27 grandi centri sanitari nel resto del Paese.
A nulla valsero le proteste di piazza di migliaia di medici, infermieri e semplici cittadini, al grido di: «Resisteremo! La salute e la protezione sociale non sono in vendita!».
In soli tre anni, secondo un rapporto dell’Ocse, furono tolti 12 miliardi di euro al settore sanitario.
Tagli che procurarono il collasso degli ospedali e un esodo allarmante di professionisti della salute, che avevano deciso di emigrare altrove. Furono persi 50.000 professionisti del settore. E per quelli rimasti il salario medio era diminuito del 30%.
Da allora l’assistenza sanitaria privata ha raggiunto il 63% del totale.
Oggi, il più grande gruppo ospedaliero privato presente in Spagna è il Quirònsalud. Settanta centri in tutta la Spagna per coprire tutte le specialità della medicina, dalla ricerca alla prevenzione, alla cura dei pazienti.
Quirònsalud è di proprietà del gruppo tedesco Helios. Non è nemmeno spagnolo. È tedesco.
La salute in Spagna è divenuta merce, i pazienti diventati numeri, la malattia un affare. Un sistema sanitario smantellato e svenduto alle multinazionali della salute, che sono entrate a gamba tesa per fare affari e profitto.
Non vi devono sorprendere, quindi, le immagini, che sono circolate anche in Italia, del corridoio di un ospedale di Madrid, stracolmo di malati di Covid stesi per terra, senza nessuna protezione, senza nessuna cura. Abbandonati a loro stessi, al loro destino.
Il 13 marzo la Catalogna ha dichiarato lockdown, più duro che in Italia. Due giorni dopo lo ha fatto il resto della Spagna.
Ma oramai era troppo tardi.
Il fragilissimo sistema sanitario non ha retto.
Madrid e Barcellona le città più colpite. Insieme superano i 100.000 contagi e gli 11.000 morti.
Anche se la realtà è molto più grave di così.
Il direttore della comunicazione del principale operatore funebre della penisola iberica (140 agenzie in Spagna e Portogallo), ha dichiarato: «A Barcellona abbiamo moltiplicato per cinque il numero di morti. Da 40 giornalieri in media siamo a oltre 200».
Il governo Sanchez è corso ai ripari a modo suo. Ha negato le autopsie, per poter individuare (e certificare) tutti i morti per Covid. Lo hanno denunciato gli operatori di pompe funebri.
E lo stesso vale anche per i test.
Victor Aparicio, un infermiere dell’unità di terapia intensiva dell’ospedale Gregorio Marañón di Madrid, in un video apparso nel programma tv di successo “20 Minuti”, ha dichiarato: «La gente deve smetterla di applaudire a noi medici e infermieri. Dovete sapere che la Comunità a Madrid non esegue test di coronavirus sugli operatori sanitari».
A oggi, sia il governo centrale, sia i governi regionali, si rifiutano di fornire i dati sui test.
Non è tutto.
Un morto su tre è deceduto in una residenza per anziani. Ma le vittime potrebbero essere molte di più. Il governo ha lasciato decidere alle strutture se comunicare i dati o meno. E solo qualcuna l’ha fatto.
Ha sconvolto l’immaginario degli spagnoli il racconto fatto dai membri di un’unità di emergenza militare. Quando sono andati a disinfettare le residenze per anziani di Madrid hanno trovato cadaveri abbandonati che giacevano incustoditi nei letti. In alcuni casi c’erano anche residenti, anziani, vivi, che si trovavano da giorni a fianco di quei cadaveri.
La Galizia è l’unica regione spagnola che si è mossa bene. Ha creato strutture temporanee di assistenza fuori degli ospedali e dei centri sanitari più piccoli. Chi arriva in macchina agli ospedali resta in macchina, e gli fanno il tampone.
La Galizia è la regione meno colpita del Paese.

Ancora meglio sulla situazione spagnola ci può raccontare una giornalista siciliana, che da sei anni lavora a Barcellona. Si chiama Federica Ipsaro Passione.

Possiamo ascoltare l’intervista direttamente a video.


The Indygraf

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