Il muro di Berlino e la poca libertà di oggi

Trentun anni fa cadeva il Muro di Berlino. Tutti noi festeggiammo allora e celebriamo ancora oggi quella data come il giorno del passaggio dall’oscurità alla luce.
Ma dal 1989 a oggi il mondo è veramente migliorato? La fine del blocco comunista in Europa ha veramente segnato un’era di libertà e di ricchezza?
O forse è vero l’esatto contrario?
Un video per riflettere. Un video per evitare false semplificazioni. Un video per cercare di guardare oltre l’apparenza e la propaganda.

Il 9 novembre ricorre il 31esimo anniversario della caduta del Muro di Berlino.

Un evento che venne salutato all’epoca come la fine dell’oppressione e dell’oscurantismo.

Un evento che viene ricordato oggi come la nascita di un mondo nuovo, più libero.

Il 9 novembre del 1989 ero lì. Ero a Berlino. Fu il mio primo servizio da inviato.

Fu un’esperienza straordinaria.

Ricordo che andai a Berlino in treno. E quando arrivai alla stazione di Friedrichstrasse era sera. Dall’alto della ferrovia, perché attraversava Berlino Ovest e Est soprelevata, si vedevano le file interminabili di auto in coda per attraversare Check Point Charlie, il principale punto di collegamento tra le due città.

La cosa che mi colpì di più fu vedere lo sguardo dei tedeschi dell’Est che giravano per Berlino Ovest.

Considerate che Berlino Ovest si era sviluppata come una sorta di Las Vegas piena di luci. Probabilmente, era la città più singolare e anticonformista del mondo.

Le luci servivano a ricordare ai cittadini dell’Est che dall’altra parte c’era il mondo del bengodi.

Immaginate una città piena di locali stravaganti, di negozi sfavillanti e di sexy shop. Ora provate a immaginare la stessa città visitata da persone che vivevano in una città molto ordinaria, senza stravaganze e, soprattutto, senza sexy shop.

C’erano intere famiglie, dai bambini ai nonni, che si soffermavano davanti alle vetrine dei sexy shop, entravano, analizzavano la merce che vi si vendeva come fosse materiale paracadutato da marte, sempre con stupore e divertimento.

E poi, nonostante facesse freddo, c’erano concerti per strada, nei locali, negli stadi.

C’era il concerto degli Scorpions!

Tutto gratis!

Poi c’erano anche i cittadini dell’Ovest che facevano la fila per andare all’Est, magari insieme ai propri parenti orientali.

Sembrava un gioco. Gruppi di persone che si divertivano a passare da Est a Ovest, poi da Ovest a Est, per poi ritornare all’Ovest. E avanti così, all’infinito.

Bellissimo!

Emozionante!

Storico!

Sono passati trentun’anni da allora. Abbastanza da poter tracciare un bilancio.

Quell’evento ha segnato veramente l’alba di un mondo nuovo? Il mondo è veramente migliorato? Siamo veramente tutti più liberi?

Partiamo dai conflitti.

Il periodo della guerra fredda è stato sempre descritto come un lasso di tempo nel quale la Terra era sempre sull’orlo della catastrofe nucleare e nel quale si passava da una guerra all’altra: Corea, Vietnam, Afghanistan, Medio Oriente e così via.

Ecco i dati reali.

Nei 44 anni intercorsi dalla fine della seconda guerra mondiale alla caduta del Muro ci sono state 36 guerre.

Nei 31 anni successivi 42, di cui 6 nel cuore dell’Europa.

Un incremento del 65%.

Passiamo all’economia e alla società.

Non avendo più il marxismo da fare argine come avversario ideologico, la religione neoliberista si è imposta in tutto il mondo. Non c’è quasi Paese al mondo in cui i dogmi del neoliberismo non siano presi alla lettera.

A livello mondiale, l’indice di Gini (l’indice che misura le disuguaglianze economiche nella società) è passato da 0,36 a 0,44. Con un incremento del 22%.

Tra il 1989 e il 2011 i redditi del 10% più povero dell’umanità sono aumentati di meno di 3 dollari all’anno mentre quelli dell’1% più ricco sono aumentati 182 volte tanto.

Sarà così solo nei Paesi più poveri? No.

Negli Stati Uniti, secondo le nuove ricerche condotte dall’economista Thomas Piketty, negli ultimi 30 anni i redditi del 50% più povero sono cresciuti dello 0%, mentre quelli dell’1% più ricco sono aumentati del 300%.

Oggi l’1% più ricco della popolazione mondiale possiede il doppio della ricchezza di sette miliardi di persone, ovvero il 90% degli abitanti della Terra.

Meglio ancora. 8 uomini posseggono la stessa ricchezza della metà più povera della popolazione mondiale. Nel 1989 erano 27.413 a possedere la stessa fortuna.

Uno studio dell’Università di Oxford ha scoperto che oggi la distribuzione della ricchezza in Europa è simile a quella del 1300, quando c’erano i nobili nei castelli e i servi della gleba nelle stalle.

Il mondo delle multinazionali e della finanza, che aumentano la loro ricchezza grazie all’elusione fiscale.

Secondo l’Oxfam, le dieci principali multinazionali nel 2016 hanno realizzato profitti superiori al Pil di 180 Paesi messi insieme.

Passiamo alla libertà di parola.

Nel 1989 molti media erano di proprietà di editori puri e le concentrazioni editoriali esistevano ma rappresentavano l’eccezione e, comunque, una percentuale minima a livello mondiale.

Oggi, 8 editori posseggono l’85% di tutta l’informazione prodotta al mondo.

E nessuno di questi è un editore puro. Sono tutti gruppi finanziari.

Però, c’è internet, direte voi?

Vero. Uno studio dell’università di Harvard ha mostrato che il 93% dei fruitori dell’informazione su internet passa attraverso i social network: YouTube, Facebook, Twitter, Instagram, WhatsApp. O un motore di ricerca come Google.

Non si tratta nemmeno di sei soggetti diversi. Ma di quattro. Perché WhatsApp è di Facebook e YouTube di Google.

Siete ancora convinti che ci è andata bene? Che quel che accadde quel 9 novembre 1989 fu un bene per tutti noi? Oppure, forse, sarebbe stato meglio se la storia avesse preso una strada diversa?

Ovviamente la risposta non ce l’ho io e non ce l’avete neppure voi.
Ma quando assisterete all’ennesima celebrazione della caduta del Muro di Berlino ripensato a tutto questo. Riflettete.


Franco Fracassi

Franco Fracassi è giornalista, scrittore e documentarista. Si è occupato di inchieste ed è stato inviato in tutto il mondo per raccontare alcuni dei principali eventi che hanno segnato la storia degli ultimi anni, ha seguito come inviato di guerra i principali conflitti: Croazia, Bosnia, Kosovo, Albania, Sri Lanka, Israele-Palestina, Angola, Iraq e Afghanistan. Fracassi ha anche partecipato a concorsi fotografici internazionali, quali il World Press Photo.

Franco Fracassi

Franco Fracassi è giornalista, scrittore e documentarista. Si è occupato di inchieste ed è stato inviato in tutto il mondo per raccontare alcuni dei principali eventi che hanno segnato la storia degli ultimi anni, ha seguito come inviato di guerra i principali conflitti: Croazia, Bosnia, Kosovo, Albania, Sri Lanka, Israele-Palestina, Angola, Iraq e Afghanistan. Fracassi ha anche partecipato a concorsi fotografici internazionali, quali il World Press Photo.

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