La campagna contro Greta e la perdita dei valori

Dopo la potente marcia di centinaia di migliaia di studenti in 1.000 città contro i cambiamenti climatici, è iniziata un’inaspettata campagna di delegittimazione, “demistificazione” e demonizzazione contro Greta Thunberg, l’adolescente svedese che ha avviato il movimento. Dopo averla analizzata sui media, i social media e i siti Web, questa campagna può essere divisa in quattro gruppi diversi.

Il primo potrebbe essere chiamato degli stupidi. Un detrattore riporta le foto di Greta che mangia una banana, affermando che questo dimostra che ha due pesi e due misure. Vuole ridurre le emissioni di gas, e poi mangia banane che arrivano da molto lontano. Perché non mangia una mela prodotta localmente in Svezia? Un altro detrattore osserva che Greta ha due bellissimi cani di grossa taglia ma quei cani devono mangiare carne, e le mucche sono la più grande fonte di emissione di metano (molto più dannosa di C02), e una mucca consuma 15.000 litri di acqua prima di raggiungere l’età della macellazione. Poi un terzo osserva che Greta può anche non prendere gli aerei ma quando prende i treni sta chiaramente usando l’energia elettrica, che è ancora fondamentalmente generata dal carbone. Ancora, c’è un altro detrattore che protesta fortemente perché Greta ha comprato un panino sul treno, che viene fornito con un involucro di plastica, e lei sta contribuendo così al danno causato dalla plastica ai mari. Siamo chiaramente nel regno della stupidità, perché è impossibile per chiunque fare qualsiasi cosa in questo mondo senza contribuire al suo degrado. Questo cambierà solo quando il sistema politico correggerà il nostro stile di vita (si noti che a quanto pare questo è improbabile!). Se Greta chiedesse ai suoi genitori di dare via i due cani, se non si spostasse mai da Stoccolma e se mangiasse solo mele locali, darebbe un contributo sostanziale a un clima migliore? O è più costruttivo fare campagne e mobilitare centinaia di migliaia di persone?

Il secondo gruppo può essere chiamato degli invidiosi. Questi sono gli scienziati del clima che hanno scritto dappertutto che hanno iniziato a combattere il cambiamento climatico ancor prima che Greta (che ora ha 16 anni) fosse nata. Com’è possibile che siano stati ignorati e ora una bambina senza preparazione è in grado di mobilitare persone in tutto il mondo? Non fanno nessuna autocritica per il fatto che non siano stati in grado di ispirare e comunicare con gli studenti. Inoltre, Greta non ha fatto una campagna in qualità di esperta. Il suo messaggio a Davos, a Bruxelles, ovunque, era: per favore ascoltate gli scienziati. Un vecchio proverbio cinese recita: non combattere mai i tuoi alleati.

Il terzo gruppo è dei puristi. Hanno diffuso in tutto il mondo rapporti di giornalisti svedesi che scavano nella sfera personale di Greta, in cui si scopre che i suoi genitori sono attivisti ecologisti, suo padre l’ha sempre sostenuta passo dopo passo. Reclamano che per credere a Greta sarebbe stato necessario l’indifferenza dei genitori alle questioni climatiche e che lei avrebbe dovuto essere totalmente estranea alle cerchie degli ecologisti. E questa campagna continua, anche se tutti i giornalisti svedesi dichiarano all’unanimità che Greta non è stata strumentalizzata da nessuno e che sta solo portando avanti il suo impegno. Anche perché, per grazia degli dei, ha una condizione mentale chiamata Sindrome di Asperger, che la rende una persona molto tenace, indifferente ai riconoscimenti, ai complimenti e ai compromessi. Così, in una lettera a Le Figaro, uno dei puristi chiede se è logico mettere centinaia di migliaia di studenti di tutto il mondo “sotto la guida di uno zombi”. Questa categoria comprende anche molti che si lamentano del fatto che Greta non denunci che la Svezia sta facendo soldi vendendo armi. “Greta non ha denunciato nessuno, quindi i responsabili sono contenti”. “Greta non ha avviato nessuna campagna contro la finanza perché non capisce che solo sottomettendo la finanza si può cambiare il clima”. E così via, a seconda delle lenti attraverso cui i suoi critici la guardano.

E, naturalmente, c’è il gruppo più legittimo, quello dei paternalisti. Questo è un gruppo fisiologico che comprende quelli che pensano che i giovani non abbiano idea della vita reale e che nulla di serio verrà fuori dal movimento degli studenti, a meno che non ascoltino quelli più vecchi di loro. Il loro posto è a scuola, non nelle strade, non hanno la maturità per capire temi che richiedono una preparazione scientifica. Esemplare è una lettera pubblicata sul Corriere della Sera, in cui un tale osserva che i giovani non leggono più libri, usano gli smartphone tutto il giorno e ignorano la musica classica o il teatro – non hanno la gravitas necessaria per un vero cambiamento. Un esempio estremo di come il paternalismo sia il gemello del patriarcato è stato un commento fatto da un adulto ben vestito in un gruppo di persone che osservavano gli studenti in marcia per il cambiamento climatico: “Mi chiedo quante di queste ragazze siano ancora vergini”. E alla domanda su quale fosse la relazione tra verginità e cambio climatico la risposta è stata: “Beh, fino a quando una ragazza è vergine può ancora avere delle illusioni, dopo non più.”

Queste diverse reazioni contro una ragazza che sta semplicemente chiedendo di crescere in un mondo sostenibile sono chiaramente rappresentative di quanto la società sia cambiata nell’ultimo decennio. Abbiamo fatto molta strada. Il periodo successivo alla seconda guerra mondiale era caratterizzato dalla necessità di ricostruire, fare sacrifici, fare dell’Europa un’isola di pace, credere che la politica sia uno strumento partecipativo per cambiare in meglio la società. L’ascensore sociale, la certezza dei giovani che sarebbero stati meglio dei loro genitori, erano le convinzioni di tutti. Le manifestazioni politiche hanno visto milioni di persone per le strade, con speranze e impegni. Sappiamo tutti come è crollato quel mondo di idealismo. Con la caduta del muro di Berlino le ideologie sono state le prime ad andar via. La parola chiave è stata pragmatismo. Ma è stato un pragmatismo prigioniero della filosofia neoliberista che era intoccabile. Come diceva Margaret Thatcher, non c’è alternativa (TINA – There Is No Alternative). I costi sociali erano improduttivi e la finanza ha via via assunto una vita autonoma, non più legata ai dettami della produzione. Lo stato ridotto al minimo. Dovremmo ricordare che Reagan propose l’abolizione del Ministero della Pubblica Istruzione e la completa privatizzazione dell’assistenza sanitaria. Le Nazioni Unite erano considerate obsolete: commercio, non aiuti. Per tre decenni, da Reagan (1981) alla grande crisi finanziaria del 2008 il motto era: competere, diventare ricchi a livello nazionale e individuale. La politica è così diventata una mera attività amministrativa, priva di visione a lungo termine. L’arrivo di Internet ha cambiato la società che, da filo conduttore interattivo di relazioni basate su piattaforme condivise, è diventata una rete di mondi virtuali paralleli in cui rifugiarsi ed evitare azioni pubbliche. I media hanno seguito il degradarsi della complessità delle informazioni, concentrandosi sugli eventi e ignorando i processi. La TV è via via diventata sostanzialmente intrattenimento con programmi che modellano la cultura popolare, come il Grande Fratello, o L’Isola dei Famosi. L’avidità è stata considerata cosa buona per la società ed è stata lodata da Hollywood. Vivevamo tutti in una bolla finanziaria esplosa nel 2008. A quel punto fu chiaro che la politica non controllava più la finanza ma viceversa. Secondo Bloomberg, al fine di salvare il sistema bancario gli Stati Uniti hanno dovuto spendere 12,8 trilioni di dollari, l’Europa ha speso 5 trilioni di dollari, 1,6 trilioni solo per stabilizzare l’euro. La Cina ha speso 156 miliardi e il Giappone oltre 110 miliardi. Nessuno sa con certezza quanto sia costato al mondo salvare il proprio sistema bancario, che era (ed è) senza alcun controllo o senza un organismo di regolamentazione. Se l’importo pagato per salvare le banche fosse stato distribuito ai 7,5 miliardi di persone nel mondo, ogni individuo avrebbe ricevuto 2.571 dollari. Questo sarebbe stato abbastanza per dare il via ad una frenesia di acquisti, soprattutto nel Sud del mondo, con un enorme balzo in avanti della produzione. Avrebbe praticamente risolto tutti i problemi sociali del mondo indicati come gli Obiettivi del Millennio dalle Nazioni Unite in un accordo sottoscritto da tutti i paesi. Ma, a quel punto, le banche erano più importanti delle persone … e per le loro attività illecite le banche, ingrate, dal loro salvataggio ad oggi hanno pagato multe per oltre 800 miliardi di dollari. Ricordiamoci che l’avidità era già stata celebrata a Hollywood nel 1987 da Gordon Gekko nel famoso film “Wall Street”.

Gekko disse le parole famose: “L’avidità, in assenza di una parola migliore, è cosa buona“. Non a caso, al momento della crisi finanziaria del 2008, il primo ministro australiano Kevin Rudd, ha dichiarato: “Forse è ora di ammettere che non abbiamo imparato la lezione completa dell’ideologia dell’avidità come valore”. L’anno seguente, in un discorso al Senato italiano, il cardinale Tarcisio Bertone ha detto: Siamo passati dal libero mercato alla libera avidità”. E molte manifestazioni della società civile globale, come il World Social Forum, hanno denunciato la sottomissione della politica alla finanza e quanto l’avidità sia diventata un valore. Ma dopo i trent’anni di avidità, è arrivata la grande crisi finanziaria del 2008, causata dall’irresponsabilità del sistema finanziario. Quella crisi ha avuto un ulteriore impatto sociale negativo, la paura: paura della disoccupazione, paura per il futuro, paura del terrorismo. È diventato chiaro che l’ascensore sociale, che aveva funzionato dalla fine della seconda guerra mondiale a quel momento, si era fermato con milioni di giovani provenienti da tutto il mondo bloccati su di esso. Il sogno americano stesso era in crisi. Ed è arrivato un nuovo decennio, un decennio di paura. Come al solito nei casi di paura emerge una nuova narrativa. Il neoliberismo, TINA, hanno perso ogni credibilità. Tutti i partiti politici hanno tradito le speranze dei loro elettori. Le persone sono state lasciate fuori dalle élite, da quelle del sistema. Così dal 2008 i partiti populisti nazionalisti che sostengono di difendere il popolo sono fioriti tutta Europa, dove prima della crisi erano praticamente inesistenti (tranne Le Pen in Francia). Oggi continuano a prosperare. Nelle ultime elezioni olandesi un nuovo partito populista, The Forum for Democracy, ha ottenuto 16 seggi al Senato. Il suo leader, Thierry Baudet, ha scartato “l’invenzione da streghe” dei cambiamenti climatici, “l’idolatria del sostenibile”, “l’indottrinamento della sinistra”. Queste sono le posizioni comuni a tutti i partiti populisti. Il loro successo è stato quello di dirottare la paura contro il diverso: religioni diverse, costumi diversi, culture diverse … in altre parole contro gli immigrati. La xenofobia ha aderito al nazionalismo e al populismo.

Ogni anno c’è stato un calo delle entrate reali e dei lavori dignitosi. I partiti politici tradizionali hanno perso credibilità e gli elettori sono passati a nuovi partiti politici che non fanno parte dell’élite, che parlano a nome del popolo e guardano al glorioso passato come base per il futuro, ignorando qualsiasi sviluppo tecnologico. Il divario sociale, preso come concetto base dalla nuova cultura politica, ha accelerato a tutta velocità distruttiva: in soli dieci anni 28 persone hanno concentrato nelle loro mani la stessa ricchezza di 2,3 miliardi di persone. Questo è denaro sottratto all’economia generale: significa che per ogni miliardario ci sono migliaia di persone impoverite. Solo nell’ultimo anno, i 42,2 milioni di persone nel mondo possessori di oltre un milione di dollari in attività finanziarie sono aumentati di 2,3 milioni. Ecco perché Papa Francesco dice che dietro ogni grande proprietà c’è un mutuo sociale.

Ci è voluta una lunga strada per abbandonare il mondo uscito dalla Seconda Guerra Mondiale e arrivare a quello attuale: un mondo in cui i fenomeni che sono anomalie, come la guerra e la povertà, sono oggi considerati normali dalla maggior parte dei giovani. La corruzione, che naturalmente è sempre esistita, ora è diventata un altro fatto naturale. La democrazia, che era considerata la base centrale della società, è ora considerata una possibilità discutibile, con Orban, Salvini e la società che promuove la democrazia illiberale.

La paura e l’avidità hanno cambiato la nostra società. Siamo nel bel mezzo di una transizione verso dove nessuno lo sa. Ciò che è chiaro è che il sistema attuale non è più funzionale e richiede correzioni molto serie. L’ondata di nazionalismo, populismo e xenofobia ci sta portando indietro alle miserie che avevamo dimenticato, invece che in avanti. Le campagne elettorali non si basano sui programmi ma sullo screditare gli avversari. Quando il primo ministro canadese Justin Trudeau è stato in disaccordo con Trump, il segretario commerciale di quest’ultimo ha affermato che per il premier canadese deve esserci un posto speciale all’inferno. I dibattiti televisivi sono diventati una scuola di inciviltà. La domanda è: stiamo entrando in una nuova era basata sull’inciviltà? Per la prima volta nella storia del parlamento britannico le parti in opposizione tra di loro non sono in grado di trovare una via d’uscita da un referendum basato su fatti che erano tutte bugie.

Dobbiamo riconoscere che viviamo in un mondo in cui le cose positive sono poche e messe da parte. Un clima politico, culturale e sociale in cui nulla è accettato come legittimato, mentre si nasconde la verità, e viene manipolato dal nemico. Un’era di transizione che dovrebbe essere chiamata “l’era del pensiero maligno “.

La reazione a Greta Thunberg e alla sua mobilitazione è un buon esempio di “pensiero maligno”. Invece di suscitare simpatia e sostegno, questa ragazza viene sottoposta a questa nuova cultura del “pensiero maligno”. Eppure sta conducendo una campagna per la sopravvivenza del pianeta, l’unico che abbiamo, e dove tutti dobbiamo vivere insieme, indipendentemente dai nostri miti, religioni, partiti e nazionalità. Dice: non chiedete alla mia generazione di risolvere il problema dei cambiamenti climatici, perché quando saremo cresciuti sarà già troppo tardi. Quando avrà 50 anni nel mondo ci saranno 10 miliardi di persone praticamente tutte residenti nelle città. Ma in soli dieci anni, quando avrà 26 anni, il genere umano avrà bisogno del 50 per cento in più di energia e cibo e del 30 per cento in più di acqua, elemento che è già scarso in gran parte del mondo e che è una fonte di reddito per compagnie private. Non c’è da stupirsi che stia cercando di stimolare l’azione!

Salvare il mondo ORA è un messaggio che è stato in grado di mobilitare studenti da tutto il mondo. Nell’era del “pensiero maligno” invece di sostenerla ci sono quelli che guardano cosa mangia, cosa mangiano i suoi cani, cosa c’è dietro di lei e la manipola. In altre parole, siamo in un’epoca in cui non siamo in grado di pensare positivamente: un’era modellata dall’avidità e dalla paura, che ha ciò che la cultura di oggi ci ha dato: il pensiero maligno. È una scommessa sicura che se Greta avesse venduto abbigliamento sportivo, sarebbe stata accettata come un fenomeno normale, e nessuno ora guarderebbe se stia mangiando banane o mele. Questo è un buon indice di come abbiamo perso la capacità di sognare e andare avanti.


Roberto Savio

Roberto Savio è un giornalista, esperto della comunicazione, attivista per la giustizia sociale e ambientale e difensore della Governance Globale. Fondatore nel 1964, per molti anni Direttore e ora Presidente Onorario dell'Inter Press Service (IPS), ha dato voce per primo ai paesi del sud del mondo. Fondatore nel 2008 e Presidente di Othernews (www.other-news.info), servizio informativo per la diffusione di opinioni, analisi e commenti che possono contribuire alla formazione di una visione globale degli eventi contraddittori e sconnessi del nostro tempo.

Roberto Savio

Roberto Savio è un giornalista, esperto della comunicazione, attivista per la giustizia sociale e ambientale e difensore della Governance Globale. Fondatore nel 1964, per molti anni Direttore e ora Presidente Onorario dell'Inter Press Service (IPS), ha dato voce per primo ai paesi del sud del mondo. Fondatore nel 2008 e Presidente di Othernews (www.other-news.info), servizio informativo per la diffusione di opinioni, analisi e commenti che possono contribuire alla formazione di una visione globale degli eventi contraddittori e sconnessi del nostro tempo.

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