La rotta Artica e il rischio per l’Italia

Capita che in pieno inverno faccia più caldo al Polo Nord che in Europa, Italia compresa.
In Artico è in atto un’amplificazione del riscaldamento a livello globale. Gli scienziati l’hanno chiamata «amplificazione artica».
L’Artico è la parte del mondo che sta cambiando più in fretta. Negli ultimi trent’anni l’Artico ha perso tre milioni di chilometri quadrati di ghiaccio.
Ban Ki Moon, ex segretario generale delle Nazioni Unite: «L’Artico ha il sistema ambientale più fragile del mondo. Ma al tempo stesso è fondamentale per regolare il clima. È il refrigeratore del pianeta. Ma la porta del frigo è stata lasciata aperta. Il destino dell’Artico è legato al destino di Miami, Mumbay, Shanghai e delle città costiere di tutto il mondo. Quando l’artico soffre il mondo intero sente il dolore. E quando il pianeta è sotto assedio anche l’Artico è vittima. L’Artico è l’epicentro dei cambiamenti climatici».
Ma lo scioglimento dei ghiacci artici porta due buone notizie alle grandi corporation.
Il nuovo Artico con meno ghiaccio mette a disposizione una delle ultime riserve inesplorate del pianeta di combustibili fossili. Si stima che in Artico ci sia il trenta per cento degli idrocarburi non ancora estratti. Il valore delle risorse artiche ammonterebbe a ventimila miliardi di dollari, che è l’equivalente del Pil degli Stati Uniti.
La seconda buona notizia (per le multinazionali) è che si è aperto il passaggio a Nord-Ovest, quello che collega l’oceano Atlantico con l’oceano Pacifico. In altre parole, si stanno aprendo per alcuni mesi all’anno nuove rotte di navigazione per trasportare più rapidamente le merci dall’Estremo Oriente all’Europa e alle coste orientali dell’America.
La rotta artica da Shanghai a Rotterdam è di circa il venticinque per cento più breve di quanto lo sia attraverso l’oceano Indiano.
E se si svilupperà la rotta artica per i Paesi del Mediterraneo sarà un problema, perché il Mediterraneo si troverà decentralizzato.
Oggi la Cina sta investendo nei porti del Mediterraneo. Quello del Pireo o di Trieste. L’obiettivo, però, non è trasportare merci verso la Grecia o l’Italia. Il Pireo e Trieste sono le porte del resto del continente, del Nord Europa. Ma se per la Cina sarà più rapido ed economico arrivare direttamente a Rotterdam l’Italia rischia di diventare irrilevante. Come quando un centro commerciale viene tagliato improvvisamente fuori dal passaggio dell’autostrada, deperendo lentamente.
Salvare e occuparsi dell’Artico è fondamentale per la sopravvivenza del Pianeta. Nel frattempo, però, sarebbe il caso che il nostro governo iniziasse a lavorare oggi a un piano B, che sembra sempre più necessario, per salvare la nostra economia.


The Indygraf

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