L’Oréal, un impero nato all’ombra di Hitler

È importante conoscere il passato delle aziende che producono le cose che usiamo quotidianamente? È solo importante che i prodotti siano sani e che i lavoratori non vengano sfruttati oppure è anche importante come i proprietari di quelle aziende utilizzano i loro profitti?

di Franco Fracassi

«Liberare completamente la Francia da questi fermenti di corruzione che sono gli ebrei e i massoni». Era il 1941 quando fu lanciata questa parola d’ordine dal fondatore dell’azienda di cosmesi L’Oréal, Eugène Schueller, e da suo genero e successore in azienda André Bettencourt. Entrambi erano nazisti convinti. Entrambi erano antisemiti convinti. Entrambi collaborarono con i nazisti durante l’occupazione della Francia. Entrambi finanziarono con ingenti somme di denaro la deportazione degli ebrei verso i campi di concentramento. Entrambi uscirono illesi dalla seconda guerra mondiale, e con loro l’azienda di famiglia: L’Oréal.

Com’è possibile? A salvarli fu l’amico di André François Mitterrand. Colui che sarebbe diventato segretario del Partito socialista e, in seguito, per quattordici anni Presidente della Repubblica. Mitterrand era fascista come Schueller e Bettencourt. E come i due imprenditori si riciclò attraverso la Resistenza.

Una storia che appartiene al passato? Lo sarebbe, se non fosse per il libro scritto da Schueller: “La révolution de l’économie” (La rivoluzione dell’economia), divenuto nei decenni una delle opere di riferimento per il fascismo francese.

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