Memorie di guerra in Vietnam. 40 anni dopo

 

Ho Chi Minh City – Quarantesimo anneversario della fine della guerra in Vietnam (30 aprile 1975 – 30 aprile 2015). Le immagini che seguono documentano la visita di cittadini vietnamiti, residenti stranieri e turisti ordinari al War Remnats Museum per la mostra “Requiem” dove sono esposte 275 foto di guerra di 134 fotografi appartenenti ad 11 diverse nazionalità.  Alcuni tra i visitatori furono testimoni diretti di molte atrocità compiute in questa guerra. A loro fianco ci sono i bambini e ragazzi, figli e nipoti, a cui rivolgono il loro racconto di guerra e di pace.

 

di Andrea Annessi Mecci

 

 

Censura, auto-censura e distorsione delle notizie sono fenomeni comuni in tutte le guerre. I governi cercano da un lato di limitare le notizie che possono mettere in cattiva luce il loro operato, dall’altro di massimizzare quelle capaci di galvanizzare il consenso sul fronte interno.

 

Sun Tsu, il grande teorico cinese della guerra, diceva che l’inganno è uno strumento in ogni guerra, per definizione. Ma quella che in passato era stata considerata una tattica o uno strumento, oggi è diventata una strategia utilizzata in modo sistematico.

 

La guerra del Vietnam, da un punto di vista informativo, rappresenta un caso unico ed isolato che mai più avremo ritrovato nella documentazione di un conflitto: conoscere i fatti mentre accadono, raccontati con ben pochi filtri. Questo allora fu possibile per il “gap generazionale” tra chi organizzava la guerra e chi invece ne testimoniava gli sviluppi. La guerra era combattuta da giovani e da loro era raccontata. All’inizio degli anni `60 i giovani reporter del Vietnam non erano limitati dalla censura né dalle certezze della guerra totale.

 

Questo fu uno dei motivi per il quale il presidente Kennedy all’inizio credette di poter condurre la guerra in Vietnam così come i comunisti combattevano le loro: in segreto. Com’era possibile censurare una guerra che non si stava combattendo? Così il Vietnam iniziò senza censura e continuò senza censura. Ma Kennedy non poté evitare l’escalation della guerra, e certamente non poté tenerla segreta. Quando i reporter cominciarono a raccontare che l’imperatore era nudo, fu uno shock. Gli americani stavano morendo. Il governo stava mentendo.

 

Oggi gli inviati di guerra sono embedded, si identificano con i soldati, usando spesso la parola «noi» nei loro servizi come fossero parte in causa – ed in parte lo sono. Le tecniche narrative di Hollywood hanno preso il posto del giornalismo basato sui fatti. Per confezionare l’informazione sulla guerra sono stati reclutati grafici e produttori. E’ come girare un film.

 

Il giornalismo investigativo già da tempo ha ceduto il passo alle «breaking news» prive di contesto e retroterra. I documentari di approfondimento sono scomparsi dalle fasce di maggiore ascolto dei palinsesti. I «reality show» hanno preso il posto dei servizi basati sulla realtà.

 

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