Quando indagando su Al Qaida siamo finiti nella Primavera araba e in Ucraina

 

Tre anni di indagini hanno portato alla realizzazione del film “La fabbrica delle rivoluzioni”, l’inchiesta che ha dimostrato come la realtà che ci viene raccontata dai media è spesso molto distante dalla realtà dei fatti.

 

di Franco Fracassi

 

 

«Bisogna pensare ad Al Qaida come parte di una torta, di cui l’organizzazione di Osama bin Laden è solo una delle fette. Le altre fette sono rappresentate dall’informazione mediatica, da alcune organizzazioni internazionali, dalle multinazionali e, infine, dalle rivoluzioni». «E la torta che cosa rappresenta?». «Il potere. Il controllo sul mondo e sul futuro di oltre sette miliardi di esseri umani». Erano cinque anni che stavamo indagando su Al Qaida, e la spiegazione che ci diede un alto funzionario dei servizi segreti britannici fu illuminante. C’era solo una cosa che non riuscimmo a capire: di quali rivoluzioni stava parlando, e che cosa avevano a che fare con il terrorismo e tutto il resto?

Come abbiamo sempre fatto, ogni informazione data, per quanto assurda o incomprensibile, non va mai buttata via, ma sempre approfondita e verificata. Così, iniziamo a chiedere in giro. Era l’estate del 2010.

La rivoluzione degli ombrelli
La rivoluzione degli ombrelli a Hong Kong. Abbiamo scoperto che i capi della protesta sono stipendiati da alcuni anni da una fondazione Usa diretta emanazione del Dipartimento di Stato. Inoltre, abbiamo trovato una documentazione fotografica che mostra riunioni segrete tenute a Washington nei mesi precedenti l’inizio della protesta. A tutte queste riunioni hanno preso parte funzionari del Dipartimento di Stato, personaggi al vertice dell’organizzazione che agisce all’ombra delle rivoluzioni e alcuni dei leader di piazza a Hong Kong.

Nel giro di poco tempo riuscimmo a farci un quadro più preciso. Scoprimmo che a partire dalla rivoluzione serba del 2000 (quella che fece fuori l’allora presidente Slobodan Milosevic) nel mondo c’erano state tante altre rivolte di popolo, e che tutte quante avevano avuto un comune vincitore ombra: gli Stati Uniti d’America. Un comune vincitore perché dietro a ognuna di queste rivoluzioni c’era lo zampino del Dipartimento di Stato.

Le indagini sono durate ancora tre anni. Tanto c’è voluto per concludere il film «La fabbrica delle rivoluzioni”. Un’inchiesta che ci ha portato in tutti gli angoli del globo e che ci ha immerso nell’immenso mondo sommerso della manipolazione e della disinformazione, arrivandone a scoprire i più reconditi segreti.

Decine di persone intervistate, migliaia di documenti studiati, centinaia di ore di video e di audio registrazioni, decine di siti internet sconosciuti ai più, ci hanno permesso di ricostruire una rete globale messa su dalla Casa Bianca dell’allora presidente Ronald Reagan a partire dalla metà degli anni Ottanta. Una rete che ha un unico scopo: garantire e rinforzare la leadership statunitense nel mondo e ampliare quanto più possibile l’area di sfruttamento e di commercio delle principali multinazionali del pianeta, perpetuando il miracolo del capitalismo globale.

rivoluzioni-spa-macchi
La Primavera araba non c’è stata solo in Egitto, Libia, Siria e Tunisia, come mostra l’immagine. La gente è scesa in piazza anche in Marocco, Algeria, Bahrein e Yemen.

In questa vicenda ci sono due vittime sacrificali: le popolazioni dei Paesi coinvolti nelle rivoluzioni e l’indipendenza e la credibilità dell’informazione.

Nessuna delle scoperte che abbiamo fatto ha mai messo in dubbio la genuinità della stragrande maggioranza delle persone che in ogni continente si sono ribellate al proprio dittatore o che hanno lottato per una maggiore democrazia nel proprio Paese. A chi ha messo a repentaglio la propria vita per un ideale più alto come quello della Libertà va solo mostrato rispetto. Purtroppo, però, queste persone sono state spesso usate da chi perseguiva lo stesso obiettivo per scopi quasi opposti.

La fabbrica delle rivoluzioni
Una delle locandine del film. Nella foto un corteo neonazista per le strade di Kiev. Quella ucraina è stata una delle rivoluzioni meglio riuscite negli ultimi quindici anni.

Da quando abbiamo iniziato l’inchiesta c’è stata la Primavera araba, la rivoluzione in Ucraina, molte rivolte popolari in Estremo Oriente e in Sudamerica. Tutte le volte abbiamo saputo in anticipo di quanto sarebbe accaduto a breve. Come le persone che di mestiere organizzano tutto questo hanno già pronto un elenco delle piazze che in futuro si riempiranno di manifestanti pronti ad abbattere il proprio governo.

 

Mercoledì 15 Luglio ore 21.00 presso il Teatro Portaportese The Indygraf proietta il film documentario LA FABBRICA DELLE RIVOLUZIONI.

La fabbrica delle rivoluzioni 15 Luglio