Ustica? La verità è stata trafugata quando è stata invasa la Libia

L’avvocato Osnato è il maggior esperto dell’evolversi delle indagini su Ustica: «La declassificazione dei documenti da parte di Renzi è stata una presa in giro».

di Paola Pentimella Testa

 

Dc9 nell'hangar
Dopo essere stato per anni in un hangar vicino Roma, ora il relitto del Dc9 è conservato al Museo della Memoria di Bologna, voluto dall’associazione dei parenti delle vittime di Ustica.

Daniele Osnato, cinquant’anni, siciliano, era ancora un adolescente quando il 27 giugno 1980 un aereo civile diretto a Palermo con 81 persone a bordo precipitò nel mar Tirreno, nello specchio d’acqua al largo di Ustica. Su quell’aereo viaggiava il marito di sua sorella Rossana, il vicecomandante Enzo Fontana, che in questa assurda vicenda sarà ricordato come l’uomo che negli ultimi istanti di volo, dialogando via radio con il centro di controllo di Ciampino, pronunciò quell’ultima parola spezzata, «gua…», prima che il Dc9 dell’Itavia scomparisse per sempre dai radar.

Da allora la missione di Osnato è stata una: cercare la verità e fare giustizia, in nome e per conto di quelle «ottantuno vittime innocenti di una guerra, di un atto di aggressione militare». Da avvocato dei parenti delle vittime, Osnato ha partecipato a tutti i processi, ha promosso tutte le azioni legali possibili, senza mai darsi per vinto. Neppure quando nel 2004, al termine dell’unico processo istruito contro i vertici dell’aeronautica, i generali Corrado Milillo e Zeno Tascio furono assolti dall’imputazione di alto tradimento «per non aver commesso il fatto». O quando con la stessa accusa, pur ritenuti colpevoli, il generale Lamberto Bartolucci e il suo vice Franco Ferri uscirono puliti dal processo perché nel frattempo il reato era caduto in prescrizione. O quando ancora, nel 2006, il governo Berlusconi chiuse definitivamente questa vicenda processuale, intervenendo a gamba tesa sull’articolo del codice penale che disciplina il reato di alto tradimento, modificandolo e impedendo di fatto alla Cassazione di affrontare il giudizio, come richiesto dai parenti delle vittime dopo l’assoluzione in Appello. Chiusi i processi penali, a quel punto per Osnato la battaglia andava spostata sul piano civile. Bisognava far riconoscere che lo Stato aveva il dovere di garantire la sicurezza del Dc9 e delle persone che erano a bordo. Così due mesi fa la Corte d’Appello di Palermo, confermando quanto già stabilito dal primo giudice civile nel 2011 – che indicò in una intercettazione e in un missile la causa dell’esplosione del DC9 – ha condannato i ministeri dei Trasporti e della Difesa a risarcire i parenti delle vittime. Un pezzo dello Stato che nei prossimi mesi (l’udienza ci sarà a ottobre) dovrà decidere se rivalersi su coloro che nel 1980 occupava i posti di comando.

Avvocato Osnato, da alcuni mesi si sta lavorando all’accorpamento e alla declassificazione di documenti delle amministrazioni pubbliche riguardanti Ustica. Ritiene sia un’operazione utile alla ricerca della verità sulla strage?

Tutti i documenti sinora versati sembrano attentamente verificati e non mi pare aggiungano nulla di più rispetto a quanto verificato dall’autorità giudiziaria. Ho la precisa sensazione che spesso vi sia un’operazione di attenta epurazione mentre, per molti altri documenti, trattasi di informative di alcun valore e di ritagli di giornale. E questi, davvero, potevano evitarseli. Francamente non mi aspetto nulla dai versamenti effettuati in questo modo.

 USTICA
Ustica corpo in acqua
Quando all’alba del 28 giugno 1980 partirono i primi soccorsi, gli elicotteri che raggiunsero l’area del disastro videro il corpo di una delle ragazze a bordo del Dc9 galleggiare in mare. Le operazioni
di ricerca proseguirono fino al 30 giugno, vennero recuperati i corpi di 39 degli 81 passeggeri, il cono di coda dell’aereo, vari relitti e alcuni bagagli delle vittime. Sull’aereo proveniente da Bologna e diretto a Palermo c’erano 77 passeggeri, tra cui 11 bambini, e quattro membri dell’equipaggio.

Alcuni ritengono che il materiale in esame sia per giunta “sottodimensionato” rispetto a quello che potrebbe aver conservato in questi anni nei cassetti. Lei cosa ne pensa?

Penso che semplicemente si perpetui “il segreto al segreto”. Questa è la mia personale convinzione.

Lei anni fa ha chiesto la costituzione di una commissione d’inchiesta internazionale su Ustica. Ora il parlamento italiano si accinge a ratificare la convenzione di Bruxelles del 2000 sulla collaborazione tra i Paesi Ue in ambito giudiziario. Le rogatorie potranno avere finalmente un seguito?

Potrà essere utile, ma tengo a precisare che le rogatorie richiedevano l’istituzione di una commissione di indagine internazionale. L’aver disposto il non luogo a provvedere, da parte del Parlamento, sulla scorta di una mancata adesione alla convenzione di Bruxelles mi sembra una banale scusa di carattere prettamente burocratico, un cavillo per non istituire ciò che si sarebbe dovuto fare da molti decenni.

Non crede quindi che l’Unione europea istituirà mai una commissione d’inchiesta sulla strage…

Non credo che ne abbia realmente intenzione. Tenga presente che la petizione era stata presentata proprio in concomitanza alla caduta del regime di Gheddafi e che in tale petizione si richiedeva specificamente di autorizzare la nominanda Commissione ad acquisire dati e notizie presso gli archivi segreti del regime libico. La decisione di rimandare, basata su una scusa del tutto cavillosa, ha fatto perdere tale occasione.

Cioè ora non serve più..

Anche costituendo una Commissione adesso non si avrebbe più modo di arrivare agli archivi libici che, come è dato pensare, sono stati la prima cosa che i Paesi intervenuti in Libia hanno acquisito. Ed indovini un po’ quale Paese è entrato a Tripoli per primo?

Ustica parenti delle vittime
Alcuni parenti delle vittime al porto di Palermo nei giorni immediatamente successivi alla strage, dove attraccò la nave con i corpi dei passeggeri del Dc9 recuperati in mare.

In poche parole lei conferma quanto già detto dal presidente Francesco Cossiga: quel missile aveva i colori della bandiera francese ed era diretto contro il colonnello Gheddafi…

La devastazione documentale è stata così bene organizzata che tutte le prove sulla nazionalità di quegli aerei militari che volavano nelle immediate vicinanze del DC9 dell’Itavia sono state irrimediabilmente perse. E questo è un altro dei motivi per cui non mi aspetto nulla dalla declassificazione di documenti da parte delle amministrazioni pubbliche.

Si arriverà mai alla verità?

Credo che la mancanza di una verità di Stato, e intendo quella derivante dall’ammissione del nostro Paese circa le gravissime responsabilità di quell’evento, sia gravissima, al pari dell’uccisione delle vittime. Perché l’assenza di uno Stato, la mancanza di collaborazione, il depistaggio, sono ulteriori mortificazioni al dolore già immane dei parenti e dell’intera nazione. Non mi aspetto nulla di più da questo Paese, quantomeno da certi ambienti ministeriali.

Ustica il recupero dei corpi
Alcuni corpi dei passeggeri ripescati in mare e avvolti in lenzuola bianche, prima di essere trasportati in elicottero verso il porto di Palermo.

Cosa pensa di fare?

Quello che deve capire qualcuno è che né io né nessun’altro dei miei collaboratori ci fermeremo mai. E tanto sinché avremo un parente che ci ponga la stessa domanda che da trentacinque anni ci pongono: “voglio sapere perché”. Continuerò, nella riservatezza che ha sempre contraddistinto le mie azioni giudiziarie, a perorare gli interessi dei miei assistiti, che coincidono con il riconoscimento di una dignità che meritano tutti i cittadini italiani, senza distinzioni in categorie di prima o seconda specie. E questo, forse, potrà servire da monito a chi ancora oggi tenta di depistare parlando di “bomba”, ignorantemente riportando fatti inveri e con un unico interesse: favorire i 78 imputati che in questa incredibile vicenda hanno occultato, fatto falsa testimonianza, depistato, nascosto e garantito l’impunità agli autori materiali di quella strage. Stia tranquilla, non mi fermo.

Nemmeno davanti a ripetute intimidazioni? Mi riferisco alle intercettazioni, agli hacker nei vostri archivi digitali e ai microfoni nelle auto che avete scoperto. Non ha paura?   

Per me è oramai un sistema collaudato, mi è sufficiente denunziare perché le pressioni, di qualsiasi genere, terminino. Per ora non abbiamo nessuna situazione di rilievo.

 

 

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Franco Fracassi